#disagiointreno – Musica, musica…

Ok. E’ proprio la settimana della sfiga in treno.

“PERCHE’ DOVREI SORBIRMI LA TUA SCHIFOSA MUSICA?!!” part. 264748595058446353

Interno vagone puzzolente delle 17.30. Dopo una lunga giornata posso finalmente tornare a casa, avvolgermi nel pigiama, seppellirmi nel piumone e ronfare. Ma già che ci sono, perché non sonnecchiare anche durante il viaggio? OH SI’. In questo vagone tutti dormono, è perfetto. Mi sistemo e chiudo gli occhi, preoccupandomi soltanto di non spalancare la bocca o russare.

Dopo tre fermate, arriva. Il ragazzino 16enne in fase rebel. L’ennesimo. Quello che, per far vedere quanto è rebel, sale con una canzone rap italiana che fuoriesce a tuono dal cellulare. Un altro di questi maleducati. Dai, adesso lo spegne o si mette le cuffie. Dai. Dai. Per pietà.

Io ODIO il rap italiano, a parte rarissime eccezioni. Lo odio, lo trovo inutile, ignorante, fastidioso. Non solo questo ascolta rap, ma si tratta di una canzone tremenda, bruttissima, che dice cose tipo “minchia come sto messo bro”, cita innumerevoli volte la ganja (COSA SEI REBEL! MAMMA MIA STE COSE GIA’ ERANO VECCHIE QUANDO ERO ALLE MEDIE) e si lancia in rime meravigliose che hanno come soggetto la maria. Ora, chi mi conosce sa che potrei ammazzare per molto meno. Voglio dormire e invece devo sorbirmi questo abominio perché tu sei così maleducato che devi disturbare tutti in questo vagone. Ti odio e se potessi ti sparerei gli As I Lay Dying in faccia e ti farei diventare biondo, altro che ‘sto scemo che stai ascoltando. Lo guardo con insofferenza. Lui guarda me muovendo la testa a ritmo di quella musica infernale. Io non ho più parole. Voglio picchiarlo con la mia borsa dell’ Hellsinki, anche solo per ristabilire un equilibrio musicale, ma rinuncio. Ormai sveglia scendo.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Riflessione sui ragazzini d’oggi

Riflessione sui ragazzini d’oggi (Della moda e della musica ai tempi dei risvoltini)

Avrete notato dai miei post, soprattutto da quelli che hanno per tema i miei viaggi in treno casa-lavoro, che sono una persona che osserva molto. Mi piace guardare la gente e immaginarmi la vita che conduce da come è vestita e da quello che fa e dice nel tragitto che condividiamo ogni giorno.

Tutti i giorni sul mio vagone sale questo ragazzino, che chiamerò Zac Hanson o Gianluca Grignani in miniatura a causa della sua somiglianza con i suddetti. Farà le superiori ma non so dargli un’età. Ha questi capelli lunghi che me lo hanno fatto scambiare per un piccolo alternativo, visto che tutti i suoi coetanei che incrocio hanno quel taglio che va di moda adesso, gonfio e con la riga da parte. Tipo fungo, non so come definirlo.

Da qualche giorno, visto che fa più caldo, Zac Hanson rivela magliette degli Iron Maiden, addirittura dei Led Zeppelin. Ho quasi gioito pensando HEY, MA ALLORA ESISTONO ANCORA. I ragazzini che un po’ cercano di distinguersi. Che bello quando, al liceo, sfoggiavo la mia maglietta dei BlindGuardian o dei Metallica per i corridoi, e mi sentivo parte di quella comunità robbosa che si ritrovava al Circolone per ascoltare la musica del dimonio.

Purtroppo però mi sono dovuta ricredere in breve tempo. Si veste così solo per moda: di quelle band non avrà nemmeno mai sentito un brano. Ho visto che alterna le magliette dei gruppi a delle orrende cose fiorate con lo scollo a v, coi pappagalli e tatuaggi a caso, e si mette i pantaloni coi risvoltini o con quelle orride coulisse in fondo, con la solita caviglia scoperta di dieci cm. Oggi aveva una maglietta con sopra una moto e una pin up che recava la scritta “MOTOHEAD”. Capite? Motohead. Nemmeno scritto giusto.
Con tutta probabilità sarà un tamarro che va a ballare al Fellini e mi è scesa la tristezza.
Poi attraversando la strada ho incrociato una ragazzina con la maglietta dei Nirvana, quelle che vendono da H&M. Non saprà manco come fa Smellslike teen spirit. Bleah.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Carla, e basta

Alle cinque esco e c’è il sole, fa caldo, è una giornata bellissima.

Vado in stazione. Treno in orario. Perfetto.

Ma, quando salgo, sul treno c’è CARLA.

Carla è una bambina che avrà al massimo cinque anni, ed è così carina, con quei capelli tagliati a scodella. Scoprirò ben presto che dietro quelle fattezze si nasconde in realtà uno gnomo sotto cocaina.
Carla non parla tranquillamente, ma elabora solo frasi lunghissime fatte diparoletutteattaccate che pronuncia in apnea. E’ una mitragliatrice. Ma soprattutto parla a volume ALTISSIMO. La madre chiaramente non sa più che pesci pigliare. Carla sta svegliando tutto il vagone.
“Carla, devi stare zitta. Non vedi che stai disturbando tutti?!” *intanto la gnoma mi tira dei calcetti ritmici alle ginocchia.
“Stai ferma. CARLA STAI FERMA”
Carla ovviamente continua e ora canta. Per dieci minuti canta TRALLALERO TRALLALLA’, non pensavo nemmeno esistessero più bambini che usano questo tipo di parole, in ogni caso è la cosa più fastidiosa mai sentita. Va avanti su un solo tono, tipo la canzone mononota di Elio.
“CARLA se non la smetti stasera vai a letto alle otto. Se non la smetti non vai in gita. Se non la smetti prendo in ostaggio il tuo pupazzo di Peppa Pig”
Carla continua imperterrita.
“CARLAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA”
A questo punto Carla si spaventa e comincia a piangere, mugugnando che lei voleva cantare, che lei voleva ballare, che lei che lei che lei….
Io ormai ho la mente annebbiata. Volevo dormire, sono solo più rintronata di prima. Scendo.
La mamma di Carla mi guarda con la faccia disperata di chi deve sorbirsi ancora otto fermate con sta bambina che non starà zitta mai. Buona serata anche a te, zia.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Il Limbo

“Io credo che, se l’inferno fosse un posto fisico e reale, sarebbe il passante S5 di Trenord”
Francesca Pastori

Quasi alle sette, infine, sono arrivata alla mia abitazione. La fine della giornata lavorativa non è sancita dalla timbratura dell’uscita: ormai so che, prima di potermi considerare davvero a casa, devo passare attraverso il Limbo, cioè l’orrendo e malefico passante. La sensazione che qualcosa di tragico stia per accadere è già viva. A Repubblica c’è troppa gente e qualcuno arranca sulle scale cercando una via di fuga a Garibaldi superficie. Non ce la posso fare, voglio essere zen. Scendo le scale e guardo il monitor: 25 minuti di ritardo. So già che in questo modo si accumulerà un’orda di barbari che salirà sul treno insieme a tutti quelli che aspettano il passante delle 18.00. Non sono più zen. Mi siedo sconsolata, avviso Madre che anche stasera non so quando arriverò e aspetto. Il treno arriva e mi sento in The Walking Dead. Ondeggiando e trascinando i piedi che inciampano su quelli altrui, salgo. Ti coglie subito quell’odore caratteristico di 200 persone pressate nel corridoio: l’eau d’ascel. Voglio piangere. Intorno a me un’idiota decide di raccontare al fidanzato la sua giornata mimandola. Mi tira gomitate per tutto il viaggio. Dietro a me un ragazzino basso ripassa matematica sul suo quadernone, ma verrà presto schiacciato contro la parete come Fuller nella scena della cucina in Mamma ho perso l’aereo. Suona il telefono: non riesco nemmeno a infilare la mano nella borsa. Ormai la tragedia è compiuta. Non scende nessuno, anzi il treno resta pieno fino a Parabiago, e io scendo una fermata dopo. Ormai alla fase fame d’aria, dopo l’ultimo tratto a passo d’uomo perché, si sa, anche Parabiago merita di essere ammirata nel suo splendore, arrivo a destinazione. Maledico il treno e scendo. Schivo una cacca. Anche oggi è finita.

 

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

Pendolare è brutto

Nome e cognome
Succolino

Pendolare è bello o brutto?
E’ brutto

Perché?
Perchè è un viaggio spesso in condizioni disagevoli, con lo stress della giornata lavorativa davanti o sulle spalle, e con l’ansia dell’orario

Viaggi solo o in compagnia?
Viaggio solo

Nella mia carrozza ideale vorrei…
Persone sorridenti

La tua abitudine tipicamente da pendolare a cui non puoi rinunciare
Correre dietro ai mezzi

Il tuo trucco segreto per non annoiarti troppo
Ascoltare musica e osservare le persone che mi stanno attorno

Il libro che stai leggendo
L’isola misteriosa di J. Verne

La musica che ascolti
Di vario genere

Il tuo compagno di treno preferito/ideale
Mia sorella

La storia più bella/brutta che hai ascoltato in carrozza
Un tizio che al telefono con non so chi parlava tranquillamente delle sue perversioni sessuali

Il gadget da pendolare a cui non puoi rinunciare
Che cos’è un gadget da pensdolare?

Schiscetta sì o no? E cosa, eventualmente?
Schiscetta si. Qualsiasi cosa mi vada di mangiare, tranne le minestre

Il ritardo ‘epico’ vissuto nella tua vita da pendolare
120′ su una corsa della durata di 30′

#disagiointreno – Il risvoltino

L’inverno ai tempi della #modadelcazzo2016

Mi ricollego a una mia recente riflessione in cui mi interrogo sul fenomeno del risvoltino con caviglia scoperta, MA il resto del corpo bardato per scalare l’Everest.

Stazione, ore 6.50 del mattino.
Freddo porco, scenario da Silent Hill. Respiro la nebbia e mi fa male il naso. Mi manca solo il piumone per essere sicura di essere coperta abbastanza.
Davanti a me due ragazzini abbigliati come sopra.
Passa un diretto per Varese. Velocissimo. Folata di vento fotonica, un freddo della Madonna, turbinio di foglie secche.

Il ragazzino “Mamma che freddooooooooo! E ho anche i risvoltini!!!”
Perché sei un cretino.
La mia faccia: IL GRINCH.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Meglio a casa?

Ritorno alla magione ore 18.30. Sono in piedi dalle sei.

Treno in ritardo, nebbia, sul treno pazzi che ridono da soli, un ubriaco che ha deciso di blaterare la storia della sua vita, studenti di medicina che parlano di autopsie. Ma l’highlight della giornata è stata la ragazza che stamattina, davanti a me in metro, ascoltava Run the world (girls) di Beyoncè -io non so se rendo l’idea, ma era a volume talmente alto che la sentivo dai suoi auricolari e ne ero terrorizzata- e accennava anche uno sculettamento. Alle sette. In metro. Ovviamente aveva i leggings usati come se fossero pantaloni.

Insomma oggi era meglio stare a casa, quello volevo dire.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Share the music (ma anche no)

Ma come può essere normale per certa gente ascoltare musica senza le cuffie in un vagone affollato??? Cioè, guardano Youtube a volume fotonico e tu giustamente devi ascoltare musica oscena insieme a loro, quando invece vorresti solo ammazzarti e dormire dopo una giornata al lavoro. Oggi, grazie allo zarro di turno, la colonna sonora del mio non-sonno è stata “Si necesitas reggaeton dale”. IL TOP PROPRIO.

Ciaaaaaoamoooooo!!!!
Boh. Treno delle 18, gente che dorme, gente che legge, gente che si fa i cavoli suoi. Siamo tre gatti e abbiamo tutti voglia di silenzio, io specialmente.
Poi c’è lei, seduta dall’altro lato. Una ragazzina, avrà massimo 17 anni ma è truccata come Carmen Electra e vestita peggio. Io sto leggendo il mio libro facendo mentalmente il calcolo del mio budget di fucks I want to give.
Volume fotonico.
“Ciaaaaaaaaaoamooooooohhhhh!!! M*****a sì non ti sento da un bottooooooohhhhh!!!
Nooooocioèèèèèèèèèè comunque tu mi devi dare troppo il contatto di Max, sìììììììììììì quello mi fa entrare a lavorare all’Hollywood, mica come quell’altro, Ale, che continua a scrivermi su Whatsapp chiedendomi i videohhhhhh! Ahhsììììììì lo so che entrare all’Hollywood è difficile, ma anche -inserire nome spagnolo a caso- ci lavora!!! Sììì avrà anche aperto le gambe ma sai quanti soldi si faaaaah!!!”
Io a sto punto al posto del silenzio avrei preferito una scimmia urlatrice che mi impedisse di sentire.
Ma in fondo, qui su Facebook, nulla di nuovo.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.