#disagiointreno – Riflessione sui ragazzini d’oggi

Riflessione sui ragazzini d’oggi (Della moda e della musica ai tempi dei risvoltini)

Avrete notato dai miei post, soprattutto da quelli che hanno per tema i miei viaggi in treno casa-lavoro, che sono una persona che osserva molto. Mi piace guardare la gente e immaginarmi la vita che conduce da come è vestita e da quello che fa e dice nel tragitto che condividiamo ogni giorno.

Tutti i giorni sul mio vagone sale questo ragazzino, che chiamerò Zac Hanson o Gianluca Grignani in miniatura a causa della sua somiglianza con i suddetti. Farà le superiori ma non so dargli un’età. Ha questi capelli lunghi che me lo hanno fatto scambiare per un piccolo alternativo, visto che tutti i suoi coetanei che incrocio hanno quel taglio che va di moda adesso, gonfio e con la riga da parte. Tipo fungo, non so come definirlo.

Da qualche giorno, visto che fa più caldo, Zac Hanson rivela magliette degli Iron Maiden, addirittura dei Led Zeppelin. Ho quasi gioito pensando HEY, MA ALLORA ESISTONO ANCORA. I ragazzini che un po’ cercano di distinguersi. Che bello quando, al liceo, sfoggiavo la mia maglietta dei BlindGuardian o dei Metallica per i corridoi, e mi sentivo parte di quella comunità robbosa che si ritrovava al Circolone per ascoltare la musica del dimonio.

Purtroppo però mi sono dovuta ricredere in breve tempo. Si veste così solo per moda: di quelle band non avrà nemmeno mai sentito un brano. Ho visto che alterna le magliette dei gruppi a delle orrende cose fiorate con lo scollo a v, coi pappagalli e tatuaggi a caso, e si mette i pantaloni coi risvoltini o con quelle orride coulisse in fondo, con la solita caviglia scoperta di dieci cm. Oggi aveva una maglietta con sopra una moto e una pin up che recava la scritta “MOTOHEAD”. Capite? Motohead. Nemmeno scritto giusto.
Con tutta probabilità sarà un tamarro che va a ballare al Fellini e mi è scesa la tristezza.
Poi attraversando la strada ho incrociato una ragazzina con la maglietta dei Nirvana, quelle che vendono da H&M. Non saprà manco come fa Smellslike teen spirit. Bleah.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Il Limbo

“Io credo che, se l’inferno fosse un posto fisico e reale, sarebbe il passante S5 di Trenord”
Francesca Pastori

Quasi alle sette, infine, sono arrivata alla mia abitazione. La fine della giornata lavorativa non è sancita dalla timbratura dell’uscita: ormai so che, prima di potermi considerare davvero a casa, devo passare attraverso il Limbo, cioè l’orrendo e malefico passante. La sensazione che qualcosa di tragico stia per accadere è già viva. A Repubblica c’è troppa gente e qualcuno arranca sulle scale cercando una via di fuga a Garibaldi superficie. Non ce la posso fare, voglio essere zen. Scendo le scale e guardo il monitor: 25 minuti di ritardo. So già che in questo modo si accumulerà un’orda di barbari che salirà sul treno insieme a tutti quelli che aspettano il passante delle 18.00. Non sono più zen. Mi siedo sconsolata, avviso Madre che anche stasera non so quando arriverò e aspetto. Il treno arriva e mi sento in The Walking Dead. Ondeggiando e trascinando i piedi che inciampano su quelli altrui, salgo. Ti coglie subito quell’odore caratteristico di 200 persone pressate nel corridoio: l’eau d’ascel. Voglio piangere. Intorno a me un’idiota decide di raccontare al fidanzato la sua giornata mimandola. Mi tira gomitate per tutto il viaggio. Dietro a me un ragazzino basso ripassa matematica sul suo quadernone, ma verrà presto schiacciato contro la parete come Fuller nella scena della cucina in Mamma ho perso l’aereo. Suona il telefono: non riesco nemmeno a infilare la mano nella borsa. Ormai la tragedia è compiuta. Non scende nessuno, anzi il treno resta pieno fino a Parabiago, e io scendo una fermata dopo. Ormai alla fase fame d’aria, dopo l’ultimo tratto a passo d’uomo perché, si sa, anche Parabiago merita di essere ammirata nel suo splendore, arrivo a destinazione. Maledico il treno e scendo. Schivo una cacca. Anche oggi è finita.

 

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

Pendolare è brutto

Nome e cognome
Succolino

Pendolare è bello o brutto?
E’ brutto

Perché?
Perchè è un viaggio spesso in condizioni disagevoli, con lo stress della giornata lavorativa davanti o sulle spalle, e con l’ansia dell’orario

Viaggi solo o in compagnia?
Viaggio solo

Nella mia carrozza ideale vorrei…
Persone sorridenti

La tua abitudine tipicamente da pendolare a cui non puoi rinunciare
Correre dietro ai mezzi

Il tuo trucco segreto per non annoiarti troppo
Ascoltare musica e osservare le persone che mi stanno attorno

Il libro che stai leggendo
L’isola misteriosa di J. Verne

La musica che ascolti
Di vario genere

Il tuo compagno di treno preferito/ideale
Mia sorella

La storia più bella/brutta che hai ascoltato in carrozza
Un tizio che al telefono con non so chi parlava tranquillamente delle sue perversioni sessuali

Il gadget da pendolare a cui non puoi rinunciare
Che cos’è un gadget da pensdolare?

Schiscetta sì o no? E cosa, eventualmente?
Schiscetta si. Qualsiasi cosa mi vada di mangiare, tranne le minestre

Il ritardo ‘epico’ vissuto nella tua vita da pendolare
120′ su una corsa della durata di 30′

#disagiointreno – Il risvoltino

L’inverno ai tempi della #modadelcazzo2016

Mi ricollego a una mia recente riflessione in cui mi interrogo sul fenomeno del risvoltino con caviglia scoperta, MA il resto del corpo bardato per scalare l’Everest.

Stazione, ore 6.50 del mattino.
Freddo porco, scenario da Silent Hill. Respiro la nebbia e mi fa male il naso. Mi manca solo il piumone per essere sicura di essere coperta abbastanza.
Davanti a me due ragazzini abbigliati come sopra.
Passa un diretto per Varese. Velocissimo. Folata di vento fotonica, un freddo della Madonna, turbinio di foglie secche.

Il ragazzino “Mamma che freddooooooooo! E ho anche i risvoltini!!!”
Perché sei un cretino.
La mia faccia: IL GRINCH.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Meglio a casa?

Ritorno alla magione ore 18.30. Sono in piedi dalle sei.

Treno in ritardo, nebbia, sul treno pazzi che ridono da soli, un ubriaco che ha deciso di blaterare la storia della sua vita, studenti di medicina che parlano di autopsie. Ma l’highlight della giornata è stata la ragazza che stamattina, davanti a me in metro, ascoltava Run the world (girls) di Beyoncè -io non so se rendo l’idea, ma era a volume talmente alto che la sentivo dai suoi auricolari e ne ero terrorizzata- e accennava anche uno sculettamento. Alle sette. In metro. Ovviamente aveva i leggings usati come se fossero pantaloni.

Insomma oggi era meglio stare a casa, quello volevo dire.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Share the music (ma anche no)

Ma come può essere normale per certa gente ascoltare musica senza le cuffie in un vagone affollato??? Cioè, guardano Youtube a volume fotonico e tu giustamente devi ascoltare musica oscena insieme a loro, quando invece vorresti solo ammazzarti e dormire dopo una giornata al lavoro. Oggi, grazie allo zarro di turno, la colonna sonora del mio non-sonno è stata “Si necesitas reggaeton dale”. IL TOP PROPRIO.

Ciaaaaaoamoooooo!!!!
Boh. Treno delle 18, gente che dorme, gente che legge, gente che si fa i cavoli suoi. Siamo tre gatti e abbiamo tutti voglia di silenzio, io specialmente.
Poi c’è lei, seduta dall’altro lato. Una ragazzina, avrà massimo 17 anni ma è truccata come Carmen Electra e vestita peggio. Io sto leggendo il mio libro facendo mentalmente il calcolo del mio budget di fucks I want to give.
Volume fotonico.
“Ciaaaaaaaaaoamooooooohhhhh!!! M*****a sì non ti sento da un bottooooooohhhhh!!!
Nooooocioèèèèèèèèèè comunque tu mi devi dare troppo il contatto di Max, sìììììììììììì quello mi fa entrare a lavorare all’Hollywood, mica come quell’altro, Ale, che continua a scrivermi su Whatsapp chiedendomi i videohhhhhh! Ahhsììììììì lo so che entrare all’Hollywood è difficile, ma anche -inserire nome spagnolo a caso- ci lavora!!! Sììì avrà anche aperto le gambe ma sai quanti soldi si faaaaah!!!”
Io a sto punto al posto del silenzio avrei preferito una scimmia urlatrice che mi impedisse di sentire.
Ma in fondo, qui su Facebook, nulla di nuovo.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Laura, scusami, ma non mi fido

Scusatemi, ma io non mi fido di chi ascolta Laura Pausini.
Soprattutto di quelle come la tipa davanti a me poco fa sulle scale della stazione che ostacolava il mio tragitto verso il treno perché picchiettando con le unghie orribili, finte, lunghe, quadrate e fuxia cercava sullo smartphone la canzone che voleva ascoltare
e mi rallentava
e mi rallentava
e mi faceva incespicare nelle Vans nel tentativo di superare il suo culone avvolto in un vestitino troppo piccolo e con una stampa di dubbio gusto sicuramente di H&M e la canzone in questione era la nuova di Laurona quella che deve essere per forza stata scritta da uno come Gigi D’Alessio perché altrimenti non so spiegarmi tanta desolazione quella che rimbombava nelle sue cuffiette e nelle mie orecchie sofferenti quella che fa
“Tu non sai cosa può fare una donna innamorataaaaaaaaa
una donna innamorata della vitaa come meeeeeeeeeee”
HELP

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Agguato al posto

Esco dall’ufficio con un ritardo di centordici minuti.
Ho dieci minuti scarsi per gettarmi nella metro e prendere il treno, quindi corro-o meglio, tento di correre visto che sono atletica quanto un lanciatore di coriandoli- e impreco durante il tragitto. Niente di insolito, quindi. Sto di nuovo ascoltando Born this Way di Lady Gaga nell’Ipod, il che rende questa scenetta pittoresca.

Arrivo e il passante ha solo cinque minuti di ritardo, mi ritengo fortunata, dunque mi metto in fondo al binario pronta a sedermi nell’ultima, semi-pacifica carrozza, sicura che sarà quasi vuota e allora potrò spararmi gli Iron Maiden nelle cuffie senza che qualche vecchia mi guardi male (come al solito).
Ecco il treno. Avanza, avanza, avanza, avan….EHY, MA DOVE VA. Oh Madre, le ultime carrozze sono spente. Nella mia mente si è già palesato l’Inferno di Bosch. Viaggio in piedi e ascelle ad altezza naso. Ma io che cosa ho fatto di male nella vita?

Salgo, nel senso che vengo trascinata dentro, tipo fiume in piena. Non c’è spazio, mi schiacciano i piedi e ho fame d’aria. Sono sempre più convinta che l’S5 sia semplicemente una specie di Limbo dove sconti quella volta che sei stata maleducata insultando l’anziano che ti guidava davanti a venti all’ora. Mi rassegno e mi faccio piccola piccola, trattengo il fiato ma è chiaro che in questo vagone la saponetta non è amica di tanti di questi passeggeri. La ragazza davanti a me ha i capelli di Caparezza che mi solleticano il naso, sono sempre fortunata quando mi ritrovo incastrata in queste situazioni. Nel corridoio c’è anche un cinese con una bicicletta, che costringe tutti a simpatiche acrobazie per uscire dal treno. A Rho Fiera si libera un posto di fianco a me. Mi ci butto a pesce, guadagnandomi l’odio del rasta che lo curava da Repubblica. Finalmente arrivo a Canegrate. Questa volta ad aspettarmi non c’è una cacca da evitare sul marciapiede, ma un signore che-LO GIURO-si taglia le unghie con un tronchesino. Così, noncurante di tutto. Clic, clac. Ho finito.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.