#disagiointreno – Laura, scusami, ma non mi fido

Scusatemi, ma io non mi fido di chi ascolta Laura Pausini.
Soprattutto di quelle come la tipa davanti a me poco fa sulle scale della stazione che ostacolava il mio tragitto verso il treno perché picchiettando con le unghie orribili, finte, lunghe, quadrate e fuxia cercava sullo smartphone la canzone che voleva ascoltare
e mi rallentava
e mi rallentava
e mi faceva incespicare nelle Vans nel tentativo di superare il suo culone avvolto in un vestitino troppo piccolo e con una stampa di dubbio gusto sicuramente di H&M e la canzone in questione era la nuova di Laurona quella che deve essere per forza stata scritta da uno come Gigi D’Alessio perché altrimenti non so spiegarmi tanta desolazione quella che rimbombava nelle sue cuffiette e nelle mie orecchie sofferenti quella che fa
“Tu non sai cosa può fare una donna innamorataaaaaaaaa
una donna innamorata della vitaa come meeeeeeeeeee”
HELP

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

#disagiointreno – Agguato al posto

Esco dall’ufficio con un ritardo di centordici minuti.
Ho dieci minuti scarsi per gettarmi nella metro e prendere il treno, quindi corro-o meglio, tento di correre visto che sono atletica quanto un lanciatore di coriandoli- e impreco durante il tragitto. Niente di insolito, quindi. Sto di nuovo ascoltando Born this Way di Lady Gaga nell’Ipod, il che rende questa scenetta pittoresca.

Arrivo e il passante ha solo cinque minuti di ritardo, mi ritengo fortunata, dunque mi metto in fondo al binario pronta a sedermi nell’ultima, semi-pacifica carrozza, sicura che sarà quasi vuota e allora potrò spararmi gli Iron Maiden nelle cuffie senza che qualche vecchia mi guardi male (come al solito).
Ecco il treno. Avanza, avanza, avanza, avan….EHY, MA DOVE VA. Oh Madre, le ultime carrozze sono spente. Nella mia mente si è già palesato l’Inferno di Bosch. Viaggio in piedi e ascelle ad altezza naso. Ma io che cosa ho fatto di male nella vita?

Salgo, nel senso che vengo trascinata dentro, tipo fiume in piena. Non c’è spazio, mi schiacciano i piedi e ho fame d’aria. Sono sempre più convinta che l’S5 sia semplicemente una specie di Limbo dove sconti quella volta che sei stata maleducata insultando l’anziano che ti guidava davanti a venti all’ora. Mi rassegno e mi faccio piccola piccola, trattengo il fiato ma è chiaro che in questo vagone la saponetta non è amica di tanti di questi passeggeri. La ragazza davanti a me ha i capelli di Caparezza che mi solleticano il naso, sono sempre fortunata quando mi ritrovo incastrata in queste situazioni. Nel corridoio c’è anche un cinese con una bicicletta, che costringe tutti a simpatiche acrobazie per uscire dal treno. A Rho Fiera si libera un posto di fianco a me. Mi ci butto a pesce, guadagnandomi l’odio del rasta che lo curava da Repubblica. Finalmente arrivo a Canegrate. Questa volta ad aspettarmi non c’è una cacca da evitare sul marciapiede, ma un signore che-LO GIURO-si taglia le unghie con un tronchesino. Così, noncurante di tutto. Clic, clac. Ho finito.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

Commuters da seguire: da NYC

Quando vi sentite soli e annoiati, e avete voglia di fare un po’ di esercizio di inglese, ecco un sito che vi farà compagnia:

https://thedailycommuter.wordpress.com

Storie vere di un pendolare newyorkese, che ci tiene a sottolineare di non essere uno dei tanti ‘newyorkesi per caso’, ma una persona che nella grande mela ci è nato e da quando è in fasce pendola per vivere, da sempre.

Ci tiene a dirci che non siamo soli, quindi, leggiamolo!

I want to share them with you in the hopes of reaching out to others like myself and letting them know, you’re not alone.