#disagiointreno – Share the music (ma anche no)

Ma come può essere normale per certa gente ascoltare musica senza le cuffie in un vagone affollato??? Cioè, guardano Youtube a volume fotonico e tu giustamente devi ascoltare musica oscena insieme a loro, quando invece vorresti solo ammazzarti e dormire dopo una giornata al lavoro. Oggi, grazie allo zarro di turno, la colonna sonora del mio non-sonno è stata “Si necesitas reggaeton dale”. IL TOP PROPRIO.

Ciaaaaaoamoooooo!!!!
Boh. Treno delle 18, gente che dorme, gente che legge, gente che si fa i cavoli suoi. Siamo tre gatti e abbiamo tutti voglia di silenzio, io specialmente.
Poi c’è lei, seduta dall’altro lato. Una ragazzina, avrà massimo 17 anni ma è truccata come Carmen Electra e vestita peggio. Io sto leggendo il mio libro facendo mentalmente il calcolo del mio budget di fucks I want to give.
Volume fotonico.
“Ciaaaaaaaaaoamooooooohhhhh!!! M*****a sì non ti sento da un bottooooooohhhhh!!!
Nooooocioèèèèèèèèèè comunque tu mi devi dare troppo il contatto di Max, sìììììììììììì quello mi fa entrare a lavorare all’Hollywood, mica come quell’altro, Ale, che continua a scrivermi su Whatsapp chiedendomi i videohhhhhh! Ahhsììììììì lo so che entrare all’Hollywood è difficile, ma anche -inserire nome spagnolo a caso- ci lavora!!! Sììì avrà anche aperto le gambe ma sai quanti soldi si faaaaah!!!”
Io a sto punto al posto del silenzio avrei preferito una scimmia urlatrice che mi impedisse di sentire.
Ma in fondo, qui su Facebook, nulla di nuovo.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

Tortino di cioccolato dal cuore fondente

Ingredienti e dosi per 6 persone:
200 g di cioccolato fondente
80 g di zucchero
150 g di burro
150 g di uova (3)
60 g di farina 00
Un pizzico di lievito per dolci
Cacao

Procedimento:
Sbattere le uova con lo zucchero; setacciare la farina e il lievito.
Fondere il cioccolato a pezzetti e il burro a bagnomaria caldo per due minuti e incorporare il resto degli ingredienti, mescolando.
Imburrare, infarinare e spolverare con il cacao 6 stampi individuali di alluminio e versarvi il composto. Lasciar riposare per qualche ora in frigorifero.
Cuocere in forno a 190°C per 14 minuti circa. Far riposare per un minuto.
Sformare i tortini e adagiarli su piatti piani.
Spolverare con cacao.
Servire con la salsa preferita, per esempio un frullato preparato con un piccolo cestino di lamponi e 50 g di zucchero, passato al colino.

Cottura al forno tradizionale
La cottura al forno utilizza il calore secco. La temperatura, all’interno di un forno casalingo,
varia da 150°C e 240°C e l’aria calda raggiunge direttamente il cibo, provocando la formazione
di un sottile stato di crosta sulla sua superficie (motivo per il quale il forno va in genere
preriscaldato), cosa che impedisce perdite di succhi (e quindi nutrienti) significative. Il forno
permette numerose varianti di cottura, dalla classica, al sale, al cartoccio. E numerosi sono gli
accorgimenti per ridurre l’utilizzo di grassi aggiunti tra cui, ad esempio, l’utilizzo della
cosiddetta carta forno oppure di una teglia antiaderente. Molti forni hanno anche la funzione di
“cottura ventilata”, che permette di cuocere in tempi più ridotti perché il calore viene
distribuito tramite un ventilatore, appunto, che genera un flusso di aria calda che si
distribuisce più velocemente ed in maniera uniforme sugli alimenti.

Lo sapevi che
Le teglie in alluminio sono ideali per la cottura in forno: raggiungono velocemente la temperatura di cottura limitando al massimo gli sprechi energetici. La presenza di un buon antiaderente evita l’aggiunta di ulteriori condimenti, altrimenti necessari per impedire la formazione di bruciature nelle parti a diretto contatto con il metallo.

teglia_firenze

Nella foto:
Teglia rettangolare cm. 30×22 – collezione Firenze di Ballarini

In breve:
– Le teglie di alluminio sono ideali. Raggiungono velocemente la temperatura limitando sprechi
energetici
– La presenza di un buon antiaderente evita l’aggiunta di ulteriori condimenti
– La cottura al forno utilizza il calore secco.
– La temperatura di cottura varia da 150°C a 240°C
– Per ridurre l’utilizzo dei grassi aggiunti si consiglia di usare la carta da forno o una
– teglia antiaderente
– La cottura ventilata permette di cuocere in tempi più ridotti

Ballarini logo

Le ricette che vi proponiamo in questa rubrica sono a cura di unaricettalgiorno

Trattoria Trombetta

Trattoria, ma con garbo

Giancarlo Morelli è un personaggio: lui e i suoi occhiali pazzi sono protagonisti della ristorazione brianzola da decenni.
Ma l’approdo a Milano è sempre un’incognita, e lo chef ha lavorato alacremente per rendere questo sbarco davvero un evento, centrando l’obiettivo.
La sua nuova trattoria Trombetta è un locale vivace, animato, contemporaneo e con quel tocco modaiolo che in città ha sempre il suo meritato successo, soprattutto nella zona multietnica di Porta Venezia, ormai al centro della movida.

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Ai tavoli tovaglie candide, un servizio cortese e quel quid in più che ti fa subito capire che la trattoria è l’ispirazione ma l’idea è di una ristorazione di livello, con standard qualitativi alti.

Pane e grissini vi obbligheranno al bis, e la carta vi inviterà a tornare più volte per assaggiare tutte le golose proposte, arricchite come un tempo dai piatti quotidiani, secondo la disponibilità del mercato.

Una carta dei vini finalmente inconsueta completa un luogo che val la pena di visitare, meglio se in coppia o in un gruppetto ristretto di commensali gourmet, non solo perché ‘è bello e fa figo’.
E se passate di lì e avete quel ‘languorino’, accomodatevi ai bei tavolini fuori: per gli amanti dell’aria aperta è a disposizione un menu differente, più leggero e scanzonato.

Trattoria Trombetta
Largo Bellintani 1
Tel 02.35941975

Gli indirizzi milanesi di questa rubrica sono a cura di Milanosecrets

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Sulle orme dei Vitali

Un angolo di lago sconosciuto ai più, una famiglia di artisti che ha fatto della sua creatività una sorta di marchio di fabbrica.
Loro sono i Vitali, e la cittadina lacustre è Bellano.

In pochi ci sono stati, ma in molti ne leggono le bellezze e ne conoscono le storie grazie alla fortunata serie di libri che Andrea ha pubblicato negli anni.

Medico condotto con la passione per le parole, il VItali dei libri www.andreavitali.net è solo uno della famiglia ad aver avuto successo.

Se passiamo all’altro ramo famigliare, infatti, scopriamo che Giancarlo è di qui www.giancarlovitali.com  e le sue opere sono presenti in tanti musei e mostre internazionali.
Ma partono sempre da questo ramo meno fortunato ma non per questo meno malinconico del lago di Como.
Visi e personaggi, situazioni e ‘tipi’, vita di paese, abitudini e professioni: Giancarlo ha pennellato Bellano, e ne ha tratto quadri intensissimi, vivi, pieni, materici, dove la storia quotidiana è narrata come un racconto per immagini.
Scoprire l’autentica storia dei personaggi che hanno attraversato la storia di Bellano dalla voce di Giancarlo (con qualche aggiunta della moglie Germana) rende il racconto ancora più genuino.

Tutto appare semplice, immediato, comune: agli occhi di noi cittadini sembra un luogo quasi magico, dove vivere dentro un racconto o un quadro.
Ma si può imparare a vivere anche dentro alle sculture, qui. Perché in famiglia c’è un altro artista, altrettanto quotato e appassionato, dal nome poetico e dagli occhi magnetici.
Si chiama Velasco www.velascovitali.com e ha dedicato la sua vita all’arte, con le sculture.
Opere anche le sue piene di vita, di semplice complessità, di approccio materico al mondo che ci circonda.
I suoi cani, che vegliano la casa di famiglia da un terrazzo, sono una ricerca metodica e perfetta di quel che di più simile al cane possa essere rappresentato.
Le sue mongolfiere hanno offerto spunti di riflessione alle Dolomiti, e la sua barca trasportata da uomini nudi ha fatto parlare Milano e il lago, ovunque sia stata depositata per essere ammirata, contestata, discussa.

E nei prossimi giorni c’è un modo unico di vedere la famiglia riunita, grazie alla tenacia e alla costanza di Sara, editrice della Cinquesensi che di cognome fa –non per caso – Vitali, ed è riuscita a portare tutta l’arte di casa a Lucca, per CIRCO_STANZE, how things come together.

La mostra di Giancarlo Vitali a cura di Velasco Vitali, ospitata nel Palazzo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, è aperta da sabato 11 giugno a domenica 3 luglio 2016.
Il titolo vuole essere l’indicatore di un progetto che riunisce per stanze, diversi gruppi di dipinti che, a loro volta per ‘circostanze’ varie e mai casuali, comunicano tra di loro. Il Circo allude al carattere giocoso dell’installazione e alle possibili sfaccettature cromatiche.
Oltre 110 i dipinti e due i grandi temi esposti, cari all’artista, il ritratto e la natura morta, in un percorso del tutto originale firmato dal figlio.

GIANCARLO VITALI
Circo_stanze a Lucca
how things come together
A cura di Velasco Vitali

FONDAZIONE BANCA DEL MONTE DI LUCCA
Piazza San Martino 7 . LUCCA
11 giugno. 3 luglio 2016
Tutti i giorni 15.19
sabato e domenica 10.13 e 15.19
INGRESSO LIBERO
www.fondazionebmluccaeventi.it

#disagiointreno – Laura, scusami, ma non mi fido

Scusatemi, ma io non mi fido di chi ascolta Laura Pausini.
Soprattutto di quelle come la tipa davanti a me poco fa sulle scale della stazione che ostacolava il mio tragitto verso il treno perché picchiettando con le unghie orribili, finte, lunghe, quadrate e fuxia cercava sullo smartphone la canzone che voleva ascoltare
e mi rallentava
e mi rallentava
e mi faceva incespicare nelle Vans nel tentativo di superare il suo culone avvolto in un vestitino troppo piccolo e con una stampa di dubbio gusto sicuramente di H&M e la canzone in questione era la nuova di Laurona quella che deve essere per forza stata scritta da uno come Gigi D’Alessio perché altrimenti non so spiegarmi tanta desolazione quella che rimbombava nelle sue cuffiette e nelle mie orecchie sofferenti quella che fa
“Tu non sai cosa può fare una donna innamorataaaaaaaaa
una donna innamorata della vitaa come meeeeeeeeeee”
HELP

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.

In borsa? La trousse profumata!

I pendolari adorano le trousse, i kit, le minibag che contengono di tutto.
Soprattutto in versione mignon, soprattutto se compatti e facilmente trasportabili nelle nostre borse di Mary Poppins.
Eccone alcune che sanno di primavera e che renderanno il vostro viaggio ancora più profumato.

IRIS trousse
La trousse, impreziosita da una graziosa decorazione, contiene un piccolo set da viaggio di bellezza: eau de toilette (12ml), sapone (30g), gel doccia (35ml) e un piccolo asciugamano di spugna (30x50cm). Per rinfrescarsi se dopo l’ufficio è in programma un aperitivo coi colleghi.
Prezzo: 22€

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L’Eau des Aventuriers
Già nel nome è presagio di viaggio e avventura. La trousse, composta da uno zainetto, contiene l’eau de toilette Profumo degli Avventurieri, una fragranza fresca e dinamica che sa d’estate: basilico e foglia di pomodoro sono le note di testa, un cuore di arancio e origano e un fondo di muschio.
Prezzo: 29€

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Trovate entrambe da
FRAGONARD Parfumeur
Via Solferino 2
20121 Milano
tel 02 72095204

Succo di baobab per ritrovare energia

La prima volta che l’ho sentito nominare frequentavo le scuole elementari.

Il meastro ci leggeva in classe Il Piccolo Principe e io pensavo che quel nome, quasi onomatopeico, fosse pure fantasia dell’autore. E così era per me quella pianta, esisteva solo nella mia fantasia.

Anni dopo sono stata in vacanza in Africa e me la sono trovata davanti. Il baobab esiste.

Lì è il re degli alberi perché il suo tronco può raggiungere i 30 metri di circonferenza e può vivere fino a 3000 anni. Ma non solo! Da sempre, la medicina tradizionale africana ne utilizza la polpa come potente energetico naturale.

Qualcuno dei laboratori francesi MATHAI deve aver fatto il mio stesso viaggio e al suo ritorno ha pensato di creare una bevanda energetica innovativa composta appunto, da estratto di polpa di frutta del baobab, zucchero di canna biologico e bacche di guaranà.

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I motivi per cui fa bene?!

· Ha un alto contenuto di vitamine (vitamina C, B2, B3)
· il frutto del baobab è uno dei frutti che ha in natura il maggiore potere antiossidante, di molto superiore ai frutti più comuni per noi occidentali: l’uva, l’arancia, la fragola o il lampone
· l’apporto di vitamina C è molto elevato, se consideriamo che una bottiglietta di Baobab Energy Juice di MATAHI fornisce più del 100% dell’apporto giornaliero consigliato, pari a più di tre arance.
· La polpa del baobab è poi naturalmente ricca di calcio (più del latte), di ferro e di magnesio.
· non sono utilizzati né coloranti né conservanti né aromi artificiali

Che ne dite? Lo proviamo?

#disagiointreno – Agguato al posto

Esco dall’ufficio con un ritardo di centordici minuti.
Ho dieci minuti scarsi per gettarmi nella metro e prendere il treno, quindi corro-o meglio, tento di correre visto che sono atletica quanto un lanciatore di coriandoli- e impreco durante il tragitto. Niente di insolito, quindi. Sto di nuovo ascoltando Born this Way di Lady Gaga nell’Ipod, il che rende questa scenetta pittoresca.

Arrivo e il passante ha solo cinque minuti di ritardo, mi ritengo fortunata, dunque mi metto in fondo al binario pronta a sedermi nell’ultima, semi-pacifica carrozza, sicura che sarà quasi vuota e allora potrò spararmi gli Iron Maiden nelle cuffie senza che qualche vecchia mi guardi male (come al solito).
Ecco il treno. Avanza, avanza, avanza, avan….EHY, MA DOVE VA. Oh Madre, le ultime carrozze sono spente. Nella mia mente si è già palesato l’Inferno di Bosch. Viaggio in piedi e ascelle ad altezza naso. Ma io che cosa ho fatto di male nella vita?

Salgo, nel senso che vengo trascinata dentro, tipo fiume in piena. Non c’è spazio, mi schiacciano i piedi e ho fame d’aria. Sono sempre più convinta che l’S5 sia semplicemente una specie di Limbo dove sconti quella volta che sei stata maleducata insultando l’anziano che ti guidava davanti a venti all’ora. Mi rassegno e mi faccio piccola piccola, trattengo il fiato ma è chiaro che in questo vagone la saponetta non è amica di tanti di questi passeggeri. La ragazza davanti a me ha i capelli di Caparezza che mi solleticano il naso, sono sempre fortunata quando mi ritrovo incastrata in queste situazioni. Nel corridoio c’è anche un cinese con una bicicletta, che costringe tutti a simpatiche acrobazie per uscire dal treno. A Rho Fiera si libera un posto di fianco a me. Mi ci butto a pesce, guadagnandomi l’odio del rasta che lo curava da Repubblica. Finalmente arrivo a Canegrate. Questa volta ad aspettarmi non c’è una cacca da evitare sul marciapiede, ma un signore che-LO GIURO-si taglia le unghie con un tronchesino. Così, noncurante di tutto. Clic, clac. Ho finito.

Sono Fraps e tutti i giorni viaggio su e giù con il passante S5. Il treno è fonte di ispirazione per i miei post ironici e spesso taglienti, perchè mi piace guardare la gente e fantasticarci su in modo anche un po’ spietato. Credo di essere una scrittrice mancata e mi piacerebbe un giorno raccogliere i miei raccontini in un libro.