Milano, riPartenze

Negli ultimi trenta mesi, dalla Stazione Centrale di Milano sono passati più di 87mila profughi, in larga parte siriani ed eritrei. I loro volti, le loro storie, i loro passaggi sono al centro della mostra fotografica “Milano, riPartenze” realizzata dal fotoreporter Diego Zanetti all’interno dei locali dell’Hub della Stazione Centrale di Milano.

“Milano, riPartenze” verrà inaugurata venerdì 8 aprile alle ore 19, presso l’Hub Stazione Centrale (Sottopasso Mortirolo, via Tonale angolo via Sammartini) e a seguire verrà proiettato il docufilm “Terra di transito” del filmmaker Paolo Martino (h.20.30).
Il docufilm racconta la storia del giovane Rahell che ha intrapreso, come migliaia di suoi coetanei in fuga dalla guerra, un duro viaggio dal Medio Oriente all’Europa senza visti né passaporto, tentando di congiungersi a un ramo della famiglia che vive da anni in Svezia. Sbarcato in Italia scopre però che il regolamento di Dublino non gli permette di raggiungere la sua meta e il suo sogno. Per Rahell l’Italia non è altro che una terra di transito.

Il trailer di “Terra di transito”

Pendolaresimo

La vita è un viaggio quotidiano.

Ci sono i pendolari incazzati. Poi ci siamo noi. Milanesi mancati che per un motivo o per l’altro la mattina ci svegliamo prima dei colleghi, andiamo in stazione e poi prendiamo un treno. Poi magari anche la metro e l’autobus, o tutt’e due.

Ma lo facciamo senza pensieri. Perché la vita è un viaggio e noi abbiamo interpretato alla lettera il concetto.

Il paesaggio che scorre fuori dal finestrino è una ninna nanna, i volti assonnati una compagnia di giro che cambia volto ma non sostanza.

Il tempo passato sui sedili è tempo guadagnato, mai perso.

E’ momento di riflessione, di lavoro, di svago o di chiacchiera e spesso è l’unico davvero ‘nostro’ che abbiamo. Già, perché appena scesi da questa casa che corre su rotaia, la vita riprende frenetica e convulsa e non dà un attimo di tregua.

Una volta scesi da qui, tutto può succedere. Qui, invece, l’unica è aspettare.

Non crediate che questa pace dei sensi si raggiunga dopo quattro o cinque abbonamenti mensili. Io, per esempio, ci ho messo 16 anni di onorato pendolaresimo per raggiungere questa serenità viaggiante. Ma da quando la penso così, il mondo è d’improvviso più bello e più facile, e il momento del viaggio è diventato davvero una parte piacevole della mia giornata.

E’ da questa nuova consapevolezza che nasce questo blog.

Un luogo non-luogo, esattamente come quello dove passo più di due ore al giorno, dove proverò a condensare impressioni e ossessioni, racconti e aneddoti, pensieri e idee su un mondo che conosco bene.

Cercherò di evitare di parlare di scioperi, ritardi e polemiche. Non è questo lo scopo di ‘pendolaresimo’. Per gli articoli di denuncia c’è spazio altrove.

Qui si racconta di creatività e di viaggi quotidiani, di come vincere la noia e di come mettere a frutto il tempo di viaggio forzato.

Di compagni di treno bizzarri e di compagnie viaggianti. Di storie inventate fantasticando su una borsa, un cappello o una telefonata rubata.

Buon viaggio!